PERCHE’ -Sere-

Tanti dubbi poche risposte…

“La malattia di cui soffre gran parte dell’ umanità è inafferrabile non definibile.
Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obiettivo contro cui riversare la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli e la rivolta si dirigeva contro questi. Ma oggi? Dov’ e’ il centro del potere che immiserisce le nostre vite? Bisogna accettare una volta per tutte che quel centro e’ dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le “Rivoluzioni fatte fuori non hanno cambiato un granché.” ( Tiziano Terzani).


Non so molto di Tiziano Terzani e devo dire che non ho letto nulla che ha scritto, conosco poco la sua storia, ma con questo pensiero ha centrato perfettamente il pensiero di tante persone… Sicuramente il mio. Mi chiamo Serena tra pochi giorni compirò 32 anni e con mio marito abbiamo deciso di fare il giro del mondo. Decisione non facile da prendere, ci sono voluti anni prima che entrambi fossimo pronti nel trasformare questo sogno in realtà. È stato uno dei nostri argomenti preferiti quando ci rilassavamo la sera, o quando eravamo in qualche parte del mondo. Mi sono chiesta e mi chiedo se quello che scrive Terzani sia solo un problema di poche persone o in generale sia un sentimento che in fondo tutti noi proviamo, ma che alla fine ci conviene tenere bello nascosto dentro di noi e fare finta di non sentirlo.
Spesso quando parlo con i nostri amici, ma anche con i parenti più stretti sembra sempre che prevalga la pesantezza del nostro quotidiano che non la leggerezza e la bellezza della vita.
Spesso chiedo ai miei genitori di raccontarmi com’era la loro vita quando erano bambini, come si comportavano i loro genitori con loro… Insomma com’era la vita ai loro tempi.
I miei genitori non sono giovanissimi. Mio padre è del 1942 ed è nato in un piccolissimo paese tra montagne piacentine.”Tiramani”.
Oggi quel paese non esiste neanche più… Solo case diroccate e forse sono rimaste una o due signore di oltre 80 anni che preferiscono l’aria di montagna alla comodità della vita in città.
Mio padre era figlio di contadini. Una vita dura, difficile, scadenziata dalla durata del sole, dalle colture e dagli animali nella stalla. Con grande sacrificio i suoi genitori gli hanno garantito un’istruzione e la possibilità di studiare, almeno fino alle superiori… L’ università era veramente inaccessibile. Causa distanze, per studiare mio padre doveva anche pagare  il collegio…insomma tutto era più complicato.
La priorità era lo studio.. Nel paniere delle possibilità non c’ era altro… Pochi divertimenti, vestiti di generazioni riorganizzati e riadattati per le new entry.
Mia madre invece è nata nel 1943 a Brughierio, un paese vicino a Monza. I suoi genitori erano immigrati dal Veneto in Lombardia in cerca di lavoro. Sua madre era una maestra di scuola elementare, una di quelle maestre che gli studenti 60 enni di oggi quando mi incontrano per strada incominciano a parlarmi di Lei. Si ricordano ancora la loro maestra che faceva quel lavoro come una missione, che faceva fare gli esercizi sulla carta da zucchero per risparmiare…tutto doveva essere risparmiato.
Mia mamma e’ cresciuta con questa educazione, pochi sprechi e tanto lavoro dove il risparmio era la cosa più importante perché bisognava essere preparati per i tempi duri.

La cosa che però mi ha sempre stupito e che nonostante noi figli non avessimo mai dovuto rinunciare a nulla e fosse quasi scontato per noi frequentare l’ università e avere vestiti su misura e scarpe firmate loro ci hanno sempre detto che per noi la vita è molto più difficile.
Ma perché se fondamentalmente abbiamo tutto? Sarà forse questo “tutto” il problema? Ho fatto miliardi di presentazione spiegando la piramide di Maslow. Maslow era uno psicologo che tra il 1943 e il 1854 concepì il concetto di gerarchia dei bisogno. Questa scala di bisogno e suddivisa in 5 differenti livelli, dai più elementari necessari alla sopravvivenza, ai più complessi di carattere sociale: bisogni fisiologici, bisogno di salvezza, sicurezza, bisogno di appartenenza, bisogno di stima e successo e bisogno di realizzazione di se’.
Il benessere ha fatto in modo che oggi nelle economie sviluppate i bisogno primari fame, sete, sicurezza siano ormai scontati. Oggi in Italia nessuno muore più di fame. I miei genitori mi raccontavano che quando erano piccoli dovevi stare attento a non lasciare fuori il gatto perché rischiava di “perdersi”. L’ economia moderna e il mktg hanno fatto miliardi sfruttando gli altri bisogni della piramide. L’ economia, il consumo si basa sulla necessità di colmare i bisogni che nascono dal sentirsi integrati, parte di un gruppo, parte di una realtà, un uomo o donna di successo.
Ha fatto sì che nascessero nuove scale di valori, un nuovo sistema premiante. Alla fine se ci pensiamo il marketing cos’ è se non il fatto di riuscire a dimostrare che quel prodotto è indispensabile nella tua vita e che solo pessedendolo riuscirai a risalire la piramide dei desideri? GENIALE. Creo un bisogno, lo colmo, la gente è contenta, le aziende sono contente, tutti sono contenti. Tutto fila dritto, ma allora perché se tutti abbiamo tutto, se tutti possiamo evitare di rubare il gatto del vicino per dare da mangiare ai nostri figli le persone non sono felici? Cosa non abbiamo capito di questo sistema  geniale, perfetto e che porta benessere alla comunità? Qual è il bug?
Cioè ragioniamo ancora facendo l’ anamnesi della questione. Le gente non muore più di fame, il tuo gatto non rischia più di finire nella pentola del
vicino, io posso sfoggiare le mie scarpe firmate, ho appena comprato una macchina fighissima che non posso permettermi ma che posso tranquillamente pagare con rate da 250 euro al mese, ma… Non sono felice. Ma perché? Non ci credo che non ci abbiamo mai pensato, nemmeno una volta… Dai il gioco non torna.
Io mi sono concentrata su questo argomento, riflettuto, discusso e la conclusione a cui sono arrivata è che la gente è infelice perché è tutta finzione. I bisogni primari sono gli unici tangibili dove esiste una causa e un effetto. La fame è un bisogno fisiologico non può inventarlo nessuno. E’ un bisogno primario, primordiale necessario all’ organismo per stare bene. Dopo che mangi stai bene.e il benessere è autentico, vero, sincero.
Ma come fai a placare il bisogno di stima, prestigio successo e realizzazione di sè? Quando uno si sente realizzato? Cosa ci dice il sistema premiante? Guarda caso il sistema prevede che la realizzazione giri intorno al processo di accumulo, alla ricchezza, al lavoro non come crescita, ma fine a se stesso, alla bellezza ad ogni costo. Ma è giusto così fa parte della strategia. Insomma sono la prima a sperare che il weekend le famiglie si chiudano in un centro commerciale a spendere piuttosto che stare al parco e giocare a pallone con i propri figli. Vuoi dire che quindi la felicità nelle “cose” è solo funzione? Un mezzo costruito per far vendere di più le aziende, ma che come prezzo crea persone incontentabili, vuote, depresse e tristi? Probabilmente si… Qui inizia il mio viaggio, il mio percorso. Alla riscoperta dell autenticità della vita, delle persone, della cultura del diverso, della religione… Non so se questo viaggio ed esperienza daranno risposta ai miei dubbi. Quello che so e che sono stanca e troppo giovane per non provarci!!!!

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