PUNTI DI VISTA – Sere-

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“In metro non c’è un italiano neanche a pagarlo” mi disse un giorno una mia amica.

Quante volte questa frase mi ha lasciato indifferente. Questa volta però era diverso. Mi immaginavo tra un anno in giro per il mondo, magari in Asia, dove la diversa sarei stata io, un punto nero su uno sfondo bianco. Guardata dall’alto in basso, giudicata senza prima conoscermi, bollettata e catalogata solo per il colore della pelle e per i  tratti somatici.


E’ incredibile come cambiano le cose se le guardi da una prospettiva diversa.
Chissà quante volte ho detto anche io questa frase, quante volte in metropolitana mi sono avvicina ad un gruppo di “connazionali” piuttosto che ad un gruppo di extracomunitari. Non lo facevo per razzismo o altro. Mi veniva così naturale… Come se l’essere più vicina a gente “come me” mi preservasse da chissà quale pericolo. Non conoscevo quelle persone, ma chissà come mai la mia mente sceglieva per me.
Oggi osservo quelle persone e vedo me tra un anno. Osservata, respinta, guardata dall’alto in basso e un brivido mi corre sulla schiena… Che brutto essere esclusi, emarginati, non capiti. E io tra un anno sarò comunque nella situazione privilegiata di viaggiatore e non di persona che magari ha lasciato tutto, la sua terra, la sua famiglia in cerca di chissà quale futuro.
La società ci ha insegnato che il diverso è qualcosa da cui proteggersi e stare lontano. Solo che non lo fa in modo aperto e trasparente.. Lo fa lanciandoci messaggi subliminali con i giornali, le tv, le pubblicità facendoci vedere un mondo dove tutti sono come noi e dove il diverso è solo il protagonista di fatti brutti, tragedie, violenze. Diventa quindi normale che la nostra mente, bombardata da questi messaggi, risolva l’ equazione uguale=bene, diverso= pericolo.
Non siamo e non nasciamo cattivi , sospettosi e indifferenti, ma semplicemente lo diventiamo per un processo lento e inesorabile.
Penso a quanti nostri connazionali nell’ ultimo secolo si sono trasferiti in tutto il mondo, raggiungendo terre lontane. Si saranno sentiti come gli stranieri che hanno scelto l’Italia come loro nuova casa? Soli e allontanati? Chissà cosa avrebbero dato per un sorriso o semplicemente meno indifferenza.
Io stessa faccio ancora fatica a cambiare modo di pensare, è difficile depurarsi da tutti questi preconcetti, ma l’anno prossimo i diversi saremo noi, alla fine la vita è una ruota che gira.

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