PECHINO

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La Arriviamo nella capitale cinese nel primo pomeriggio e il collegamento con l’aeroporto è perfetto; le Olimpiadi del 2008 sono sicuramente servite per migliorare le infrastrutture cittadine e in circa un’ora arriviamo a destinazione nel nostro Ostello situato a quattro stazioni di metropolitana da piazza Tienanmen.Ci aspettano cinque giorni nella capitale, quattro dei quali li passeremo con i nostri amici di Barcellona incontrati a Guilin.

In Cina tutte le attrazioni turistiche chiudono abbastanza presto e, come prima serata e visita, decidiamo di camminare verso la torre del Tamburo e quella della campana; fortificazioni una volta parte della cinta muraria di Pechino poi rase al suolo dalla miope visione della Rivoluzione Culturale.

Le torri sorgono nel bel mezzo di un Hutong; un quartiere fatto di case basse edificate secondo la millenaria tradizione cinese con edifici sui quattro lati e cortile centrale dove, un tempo, venivano sbrigate le faccende domestiche e dove le persone, nell’intimità delle loro mura, coltivavano piante e si rilassavano tranquille.

Di questi quartieri ormai ne esistono ben pochi nella megalopoli cinese e quelli che ci sono sono in parte o del tutto ricostruiti dopo che nel 49 si era deciso fossero troppo borghesi e inopportuni.

Ceniamo in uno dei milioni di ristoranti presenti nella capitale sopra un terrazzo da cui si gode una vista stupenda delle due torri e del lago Quian Hai che abbellisce il nord ovest del centro.

La giornata seguente la passiamo “fuori città” andando a visitare il bellissimo Palazzo d’Estate, rifugio estivo degli imperatori della dinastia Qing che costruirono una vera e propria città nella città; 290 ettari con tre laghi immensi, un palazzo dove i 348 membri della corte alloggiavano e una serie di templi dove meditare e rendere omaggio ai Buddha.

Di ritorno in città ci fermiamo a bellissimo Tempio dei Lama, il più importante dei circa 70 templi (di circa 700) sopravvissuti alla distruzione proletaria del dopo guerra e luogo sacro sempre più frequentato dopo la recente apertura alle religioni del governo di Pechino. Il tempio, se pur invaso da turisti di tutto il mondo, riesce ancora a ricordare quell’anno sfera di misticismo e meditazione tipica della filosofia buddista e lo sfarzo di statue ed edifici è impressionante.

L’indomani incontriamo nuovamente Merce, Nieves, Dani e Toni, i nostri amici catalani con cui organizziamo i seguenti giorni a Pechino. Una delle cose più belle del nostro viaggio è proprio incontrare persone che altrimenti sarebbe stato impossibile conoscere e con cui nasce una simpatia istantanea che faremo di tutto perché possa diventare amicizia vera.

La nostra “truppa” parte alla volta di una delle meraviglie del mondo: la Grande Muraglia. Prendiamo un bus di linea che dovrebbe portarci a 30 minuti da Mutianyu, uno dei siti a nord di Pechino dove arrampicarsi sulla fortificazione ma il controllore del bus, dopo un rapido tentativo di spiegazione, ci fa capire di non preoccuparsi che ci avrebbe avvisato quando avessimo raggiunto la fermata giusta. Ad un suo cenno si scende e così scopriamo che il controllore, svestita la camicia di dipendente pubblico, si trasforma in autista e con un minivan ci porta a destinazione.

La Muraglia è impressionante, un lungo serpente che segue il profilo dei monti, li domina e si adatta al terreno sottostante non lasciando nemmeno un piccolo varco tra la vecchia Cina imperiale e il barbaro mondo esterno.

Camminiamo per circa tre ore sulle mura e alla sera siamo sicuramente sfiniti! Partecipiamo in Ostello al Dumplings Party, dove veniamo invitati a contribuire alla preparazione di deliziosi ravioli cinesi che poi divoriamo accompagnati dalla classica bottiglia di Tsingtao.

Il nostro gruppo è pronto per visitare la Città Proibita (o Perdida secondo una appartenente al gruppo!) e nonostante il luogo sia affascinante e bellissimo ci colpisce sicuramente meno perché la quantità di turisti (si dice 80.000 al giorno) è decisamente troppa per farci apprezzare il tutto.

Saliamo sulla collina del parco Jing Shan, retrostante la cittadella, da dove si gode una vista mozzafiato e successivamente visitiamo il vuoto immenso di Piazza Tienamen.

Tra un caffè e una birra, tra l’esilarante tentativo di tutti noi di farci capire dagli addetti alla metropolitana e i piccoli show canori del simpaticissimo Toni, la giornata scorre veloce.

I nostri amici ci regalano anche El Palo!!!! Il bastone dei selfie che è stato sempre presente nelle nostre giornate insieme.

Lasciamo Pechino, una città che ci ha sorpreso per la quantità di cose da vedere nonostante l’intervento di chi ha voluto cambiarla è un po’ ci dispiace perché abbiamo passato quattro giorni veramente belli in compagnia di persone veramente simpatiche ma siamo sicuri che adesso avremo un motivo in più per tornare a visitare la splendida Barcellona.

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